“Il cielo sopra Berlino” (Ger. 1987) di Wim Wenders

Berlino due anni prima della caduta del muro

(Giuliana Gennai) Sollevare lo sguardo per osservare dall’alto, in una prospettiva visiva che, distanziando il sé dal contingente terreno, offra, da diverse angolazioni, una visione di insieme tra passato e presente. Ne è iconica e plastica rappresentazione, con la riproduzione della bellissima sequenza iniziale sulla chiesa, la locandina del film capolavoro Il cielo sopra Berlino (data di uscita 17 maggio 1987) di Wim Wenders.

Il famigerato muro

Premiato al Festival di Cannes del 1987 per la miglior regia, indubbiamente ineccepibile nella cura di ogni minimo dettaglio, “racconta” una Berlino ancora segnata dalla guerra. I quartieri da ricostruire, il muro, i recessi, i suoi disincantati abitanti, soli, pur tra la folla e di cui, attraverso monologhi interiori, si penetra dentro i pensieri.
Il famigerato muro, simbolo di un mondo diviso a metà, immortalato, due anni prima che il governo della DDR decretasse l’apertura della frontiera tra Berlino Est e Berlino Ovest, fa, di questa pellicola, un importante documento storico.

Il pensiero visibile

Lo sguardo del regista si muove tra l’imponente monumento alla dea della Vittoria e la vecchia chiesa bombardata di Kaiser Wilhelm, una deserta Postdamer Platz e la Biblioteca Centrale. Parlano i luoghi, rendendo visibile il pensiero nella sua essenzialità. Pensiero “immagine”, in cui nella memoria e coesistenza tra passato e presente, Berlino assurge a luogo simbolo. Il simbolo è quello di una riflessione sull’esistenza dell’uomo moderno, sulla vita e le sue contraddizioni. L’esistere, dunque, che si fa pensiero, azione, cinema.

I due angeli

Nel grigio cielo, sovrastante Berlino, si aggirano innumerevoli angeli, che, invisibili agli umani, tranne ai bambini, possono sentire i pensieri di ciascuno. Due di questi, Damiel (Bruno Ganz) e Cassel (Otto Sander), si incontrano periodicamente per raccontarsi le reciproche esperienze. Lo sguardo dei bambini si alza verso Damiel mentre osserva una Berlino “deturpata” dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Damiel vorrebbe diventare partecipe della condizione umana. Avverte, cioè, la necessità di vivere nel mondo e non solo di osservarlo.

L’angelo che vuole diventare umano

Desiderio, che potrà realizzare grazie a una trapezista di nome Marion (Solveig Dommartin), volteggiante come un angelo e di cui Daniel si innamora, e all’attore Peter Falk, che, nel film, interpreta se stesso, ex angelo venuto a Berlino, per girare un film sul nazismo. Daniel potrà, quindi, assecondare il suo bisogno di non limitarsi ad “ascoltare” lo scorrere della vita, ma immergersi in essa, “cadendo” dall’immortalità ed entrando nella dimensione umana, di cui conoscerà il dolore e la passione.
Una trama (storia di un angelo che osserva il comportamento degli umani, e che, innamoratosi di una bella trapezista, diventa uomo per poterla conoscere e amare) esile nel suo insieme, ma che è supportata da una struttura perfetta, sotto il profilo stilistico.

I preziosi collaboratori di Wenders

La sceneggiatura, scritta da Win Wenders, in collaborazione con Peter Handke, celebre scrittore austriaco, premio Nobel per la Letteratura 2019, e storico collaboratoe di Wenders, si avvale infatti, di una raffinata narrazione, che ne potenzia l’eleganza espressiva. Indubbiamente opera di ottima fattura, cui concorrono i diversi elementi, che ne costituiscono le componenti strutturali. Ci riferiamo alla tecnica di ripresa, al rapporto testo-sequenze, al montaggio, e, soprattutto, alla magistrale fotografia di Henry Alekan, con il suo sofisticato bianco e nero, di cui è universalmente considerato un maestro. La pellicola, girata quasi totalmente in bianco e nero con le uniche note di colore, utilizzate per rappresentare l’allontanamento di Daniel dalla sua natura angelica, “esplode”, alla fine, con i colori della vita.

Bruno Ganz

Nel cast, di assoluto primo livello, spicca il modo con cui un grande Bruno Ganz conferisce un’efficace tonalità di “gravitas”, al personaggio di Daniel. Ne viene così messa a punto la centralità del ruolo: profonda partecipazione alle ansie e angosce degli umani, ai loro moti sentimentali e dilemmi etici. Di qui l’attrazione per il quotidiano, la materialità dell’esistenza. dal piacere per il caffè caldo, al cibo così come altre esperienze della vita quotidiana, tipica della condizione umana, rappresentata dalla città di Berlino e dalla sua gente.

Il Nuovo Cinema Tedesco

Va ricordato il grandissimo contributo che Wenders aveva già dato al Nuovo Cinema Tedesco. Ancora neglia anni ’60 il cinema tedesco non era brutto o bello. Semplicemente non esisteva. Nelle sale si proiettavano solo film americani di pessimo livello. Quello che diventerà un grande regista del NCT, Volker Schlondorff, era a Parigi a fare l’assistente di Luis Malle. A un certo punto disse: “Andrò a fare cinema nel mio Paese, dove non esiste”. Il movimento divenne qualcosa di molto importante: restituì il cinema alla Germania grazie ad Autori come Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder, Margarethe von Trotta, Alexander Kluge, HansJürgen Syberberg, Edgar Reitz ed altri ancora.

Un diverso modo di fare cinema

Gli Autori, ciascuno con la proproa personalità, si fecero portatori di un un diverso modo di fare cinema, suffragato da idee nuove. Dal canto suo, lo stesso Wenders arricchisce Il cielo sopra Berlino con immagini poetiche (fonte di ispirazione le liriche di Rainer Maria Rilke) di rara bellezza, in cui l’angelo, personaggio ed emblema, conferisce al film tratti metafisici, irreali, fantastici. L’opera di Wenders è sicuramente complessa, ha una forte carica espressionista e astratta, ed è densa di interrogativi filosofici. Questi richiedono un elevato livello di attenzione e concentrazione,che non è sicuramente per tutti. Il ritmo lento suggerisce una chiave di lettura poetica, con cui cogliere la meraviglia e lo stupore, che dominano le scene. Nonché la suggestiva malinconica, a tratti struggente, intonazione.

I punti di forza del film

Molti i punti di forza: dalle immagini evocative, ai dialoghi e monologhi introspettivi, accompagnati da musiche sofferte. Molteplici sono i riferimenti e le suggestioni culturali, innanzi tutto le Duineser Elegien di Rainer Maria Rilke e gli acquerelli di Paul Klee. Il quale a quelle liriche, si era ispirato, nel suo produrre l’Angelus Novus e le altre raffigurazioni angeliche, in seguito commentate da Walter Benjamin, nel saggio, intitolato appunto Angelus Novus. Tutto questo, dunque, rende la pellicola particolarmente coinvolgente sia sul piano formale, aderente alla poetica dell’autore, sia su quello dei contenuti per gli insiti concetti e messaggi.

I film di Wim Wenders recensiti su questo Magazine:
Falso movimento (1974)
L’amico americano (1976)
Paris, Texas (1984)
Il cielo sopra Berlino (1987)
Pina, danziamo, danziamo (2011)
Ritorno alla vita (2015)