“Orgoglio e pregiudizio”: la bella versione del talentuoso Joe Wright (UK 2005)

Finezza stilistica e accuratezza formale connotano il film di Joe Wright tratto dal celebre romanzo di Jane Austen

(Recensione di Giuliana Gennai)

Complessivamente riuscita la messa a punto della regia, attenta a “raccontare”, per immagini, l’intreccio ininterrotto di sguardi, ambienti, aspetti sociali e culturali. L’incontro, tra la parola scritta e il grande schermo, consente, quindi, di “visualizzare” segmenti di letteratura, che, nella fattispecie, riguardano uno dei romanzi più famosi.

Le numerose versioni cinematografiche

Amato e letto da più generazioni, ancora oggi, continua a vedere nuove, edizioni e adattamenti cinematografici in grado di conquistare una consistente parte di pubblico. Girato, nel 2005, con la sceneggiatura di Deborah Moggash, è la più recente trasposizione per il grande schermo. La precedente fu girata a Hollywood nel 1940, da Robert Z. Leonard con l’indimenticabile interpretazione, nella parte di Mr Darcy, di Laurence Olivier. Fu apprezzata dalla critica, per la fedeltà all’opera di partenza, il ritmo allegro, le venature ironiche, lo splendido bianco e nero. Da rilevare che il libro, oltre ai due adattamenti citati, ha avuto anche diverse trasposizioni per il piccolo schermo, in Inghilterra, in Italia e in Spagna ed è, inoltre, stato portato sul palcoscenico.

Dai codici del linguaggio verbale a quelli iconici audiovisivi

Il film del 2005, su cui si richiama l’attenzione, è, a parere di chi scrive, di piacevole visione, per i motivi, oggetto delle considerazioni, che seguono e che partono da una necessaria premessa. Adattare, al “medium” cinematografico, un testo letterario è un’operazione quanto mai complessa, anche se la storia di quella che sarebbe diventata l’arte del ventesimo secolo, il cinema, appunto, ne è marcatamente segnata. E molti sono gli esempi che si potrebbero citare. Realizzare l’adattamento cinematografico di una storia scritta con una sua trama comporta, infatti, passare dai codici del linguaggio verbale a quelli iconici audiovisivi del linguaggio filmico, che coinvolge totalmente i sensi dello spettatore. Due linguaggi (letterario e audiovisivo) profondamente diversi, trattandosi di due mezzi di comunicazione profondamente differenti (nel romanzo, la storia viene conosciuta leggendo, mentre nel film guardando e ascoltando).

Dal romanzo al film

Partire da un libro per fare un film è pertanto un processo particolarmente complesso e complicato, con esiti difformi. Se, a volte, i film, tratti da libri, risultano prodotti molto fedeli, in altri casi snaturano totalmente la storia originale e l’intento del suo autore . Tanto da risultare a volte talmente diversi e costituire una seconda versione della stessa storia (diversa, e, talvolta, addirittura migliore). Ne consegue che possono convincere più o meno pienamente, o deludere profondamente lettori e critici, a causa di una sceneggiatura o di una lettura/interpretazione (da parte del regista), decisamente distante dalla loro. Nel nostro caso, chi scrive, riguardo alla versione cinematografica di Orgoglio e Pregiudizio diretta da Joe Wright, si trova nella posizione, indicata per prima, ossia complessivamente soddisfatta.

Il dominio della forma

Senza essere, a differenza del libro, dal quale la pellicola è tratta, un capolavoro (pur avendo ottenuto quattro candidature Oscar, e moltissimi riconoscimenti)), è comunque un prodotto di sufficiente qualità in considerazione di tutta una serie di elementi. Innanzitutto il ritmo, che, supportato da una buona fotografia, lungi dall’annoiare, rende la storia abbastanza avvincente. Riesce, infatti, a rappresentare un’epoca, in cui il dominio della forma faceva sì che le apparenze prevalessero (donde il pregiudizio) su qualunque aspetto, compresi i sentimenti. Questi venivano minati dall’orgoglio, dalla superbia legata alla classe sociale, al potere o al nome.

L’originalità e il dinamismo di Wright

Quanto alla narrazione, da rilevare che si mantiene abbastanza fedele al libro. Le scene corali dei balli in società sono valorizzate da studiati movimenti della macchina da presa che accompagna l’evolversi della danza. Mentre la  caotica realtà della famiglia Bennett, le cui vicende costituiscono l’epicentro del racconto, riproducono con efficacia il fascino e le atmosfere dell’ambientazione. La campagna inglese di fine settecento, è, infatti, rappresentata in modo perfetto come pure gli interni, dagli oggetti ai costumi. Particolarmente indovinato il cast femminile, in cui spicca, per essere perfettamente nel ruolo Keira Knightley, che interpreta la sagace, intelligente, affascinante, nonché anticonformista Elizabeth Bennet.

L’interpretazione di Keira Knightley

L’interpretazione consente, infatti, di porre l’accento in modo sottile ed ironico sulle contraddizioni della società inglese dell’epoca. L’alternarsi, poi, di momenti ironici, comici, romantici, trova, nella pregevole colonna sonora di Dario Marianelli, un positivo effetto amplificatore. Pride and prejudice, nella versione presa in esame, realizzata con garbo, lineare e complessivamente gradevole nella sua apparente semplicità, ha, pertanto, sufficienti requisiti per intrattenere e avvincere quanto basta.

Film di Joe Wright recensiti su Rive Gauche – film e critica
Orgoglio e pregiudizio (2005)
La donna alla finestra (2021)