“A classic horror story” (IT 2021) di Roberto De Feo e Paolo Strippoli

La messa in scena di una messinscena

Recensione di Antonia Del Sambro

Inutile negarlo, l’idea è geniale. Roberto De Feo e Paolo Strippoli con questa pellicola possono essere definiti i “barman dei cinema italiano”. Perché come loro nessuno mai è riuscito a mescolare così sapientemente e convintamente tutti gli elementi più classici della storia del cinema. Si parte dalla retorica cinematografica, e si prosegue con l’immagine di una immagine, ovvero l’immagine filmica. Fino ad arrivare al contrasto dell’accompagnamento musicale su una specifica sequenza.

Richiamati i classici dell’horror

Il risultato è esattamente quello annunciato nel titolo: un horror classico che un po’ scopiazza Tarantino e un po’ scopiazza Kubrick e, dato che i “nostri eroi” sono italiani, un po’ scopiazza anche Bava. La trama è un classicone vero, un gruppo di sconosciuti che devono raggiungere la Calabria su di un camper con autista, come se fosse un bus.Per una serie di avvenimenti catastrofici finiscono in una sorta di buco spazio temporale nei pressi di un cottage stregato e maledetto. E la tragedia è scontata. La genialità degli autori e della storia si basa, quindi, su altro.

Narrazione agghiacciante

Su una sorta di sottonarrazione socio-politica, che insieme al gioco degli specchi, che abbraccia tutti i personaggi, rende questa pellicola probabilmente il miglior horror apparso sulla piattaforma Netflix in questo 2021. Matilda Lutz, Francesco Russo e Peppino Mazzotta sono stre-pi-to-si e si confermano come il vero valore aggiunto del film scambiandosi di ruolo, confondendo gli spettori, sovrapponendosi tra loro. La messa in scena prevede anche slittamenti di piani che trasformano la narrazione agghiacciante in narrazione canzonatoria.

Il dolceamaro della vita

Insomma De Feo e Strippoli proprio sono fissati con la morale del dolceamaro della vita, quella che appartiene alla cronaca contemporanea più nera. Quella che narra della criminalità organizzata calabrese, del dark web e della sopravvivenza della gente comune. Quelli che, senza mezzi o sostentamenti, deve riuscire nel difficile mestiere di vivere attuando mille stratagemmi. Proprio come i protagonisti più iconici degli horror più classici. E la tragedia diventa farsa.

Conclusioni

Belle e credibili in questa pellicola sono anche le scene in esterna, dove spicca per coralità, intuizione e interpretazione quella finale. Probabilmente da rivedere due volte per comprendere appieno la poetica del film. Insomma, che dire, dopo tante volte in cui abbiamo ascoltato che gli horror, gli italiani, non li sanno fare più dagli anni Settanta ecco che ne arriva uno praticamente perfetto. Con buona pace dei soliti detrattori. E allora buona visione rivegaucherini e buona fine di estate.