“The aviator” (Usa 2004) di M. Scorsese: Ascesa e declino di Howard Hughes

Ma Scorsese ha fatto di meglio!

(Recensione di Giuliana Gennai)

Tra le molte e svariate motivazioni che possono indurre a vedere un film, rientra sicuramente il desiderio di approfondire la conoscenza di un regista, noto per essere tra i cineasti più importanti. Specialmente se la pellicola in questione è considerata rappresentativa a questo riguardo. Può capitare però che le aspettative vadano disattese. Ed è stato quello che si è verificato, per chi scrive, con la visione di The aviator di Martin Scorsese. Che è la prova che anche i massimi maestri del cinema possono non convincere del tutto. Sorprende, ma così è stato riguardo a una pellicola, che lascia insoddisfatti, perchè Scorsese ha fatto   di meglio

Film non facile

Il film però merita di essere visto non fosse altro per i mezzi messi in campo in termini di regia, attori, soggetto conforme alla classe e l’eleganza di una classicità che si traduce, nella ricostruzione di un’epoca. Cioè l’età d’oro dell’industria cinematografica hollywoodiana, in una progressione di immagini di strabiliante realismo. Sicuramente, film di non facile realizzazione, sia per i rischi, che comportano sempre le narrazioni biografiche, sia per le implicazioni inerenti alla trasposizione cinematografica di una storia particolarmente complessa e, di per sé, eccezionale. Indubbie, quindi, le difficoltà nell’imprimere, alla messa in scena, una corrispondente forza rappresentativa.

Ascesa e declino di Howard Hughes

Il film è ispirato alla vita del magnate Howard Hughes, genio della finanza, appassionato di cinema e aviazione. La trama si sofferma sui venti anni, durante i quali l’eccentrico ed estroso miliardario conseguì notevoli successi sia come aviatore, sia come produttore cinematografico. Hughes però,  al tempo stesso, subì  l’acutizzarsi del disturbo maniaco compulsivo, da cui era affetto e diventò sempre più succube dei demoni interiori, che lo assillavano. Il film ripercorre, dalla fine degli anni venti fino al 1947 (anno, in cui si ferma la narrazione con il primo volo del H-4 Hercules), l’ascesa e il declino dell’imprenditore avveniristico. Un’involuzione di un geniale visionario, che visse di eccessi.

Audacia e lungimiranza

Un’eccentricità , che raggiunge l’apice, tanto da assimilarlo a Charles Forster Kane di wellesiana memoria. L’epico personaggio di Quarto potere (titolo originale Citizen Kane, capolavoro di Orson Welles), per il quale, il geniale autore avrebbe tratto, almeno in parte, ispirazione, oltre che da William Randolph Hearst proprio da Howard Hughes. Audace nell’innovazione e lungimirante negli investimenti, Howard Hughes ripose sempre fiducia nelle proprie convinzioni. Per tale motivo non si lasciò mai scoraggiare, né tanto meno influenzare, da chi tentava di dissuaderlo. Ritenuto, negli anni ’30 e ’40, l’uomo più ricco e potente degli Stati Uniti, incarnò, in un certo senso, il “sogno americano”. L’American Dream si era sviluppato proprio nei primi decenni del 1900, grazie a un contesto sociale ricco di opportunità.

Ascesa e declino di Howard Hughes (2)

Hughes amava il jet set hollywoodiano, i cui anni d’oro fanno da mirabile sfondo, per la splendida scenografia, alla prima parte della narrazione filmica, la più riuscita. E fu senz’altro anche regista di talento. Una personalità, dunque, estremamente sfaccettata, dai molti risvolti, ma disturbata da fobie (vedeva sporcizia e vermi ovunque), che lo resero sempre più paranoico. Notevoli furono i suoi  disturbi mentali, riconducibili a forme di depressione bipolare. Il film si basa proprio sul degradante processo fisico e psichico di questo controverso rivoluzionario megalomane, eccessivo in tutto, nelle ambizioni, come nelle manie. Egli, quindi, non fu in grado di liberarsi dall’ossessione, di cui rimase irrimediabilmente succube.

I pregi del film

Pellicola, indubbiamente perfetta sotto il profilo tecnico. Ne sono valida conferma, oltre le entusiastiche valutazioni di affermati critici (Roger Ebert lo definì “uno dei migliori film dell’anno”), le undici nomination all’oscar e le cinque statuette assegnate, cui si aggiungono tre Golden Globe. Ottimo, infatti, il montaggio di Thelma Schoonmaker, mirabile la fotografia di Robert Richardson, accurate le scenografie degli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Inoltre, per l’alternanza di brani classici (Bach) e di  pezzi originali, splendide sono le musiche di Howard Leslie Shore, magistralmente indovinati i costumi di Sandy Powell. Nondimeno il film, nel complesso, non appassiona e, soprattutto, delude.

E i difetti

Mi trovo, pertanto, allineata con chi lo giudica eccessivamente lungo. La prevalente prolissità, nella seconda parte, lo rende, infatti, a tratti, noioso. Tre ore di proiezione, che perdono efficacia scena dopo scena, e la cui mancanza di ritmo ne appiattisce lo sviluppo, reso sempre più monocorde e privo di intensità nonostante gli interminabili piani sequenza. Anche se non mancano, momenti di buon cinema, l’insoddisfazione prevale. All’eccellente inizio con la ricostruzione della lavorazione di Hell’s angels e le acrobazie aeree, compresi gli incidenti o la perfetta rievocazione della Hollywood degli anni venti e trenta, segue un progressivo appiattimento della storia. La quale perde fascino e vigore, diventa sempre più verbosa, convenzionale al punto da diventare di maniera.

Debolezze della sceneggiatura

E tutto questo, nonostante la strabiliante interpretazione di Leonardo DiCaprio, che, insieme alla Blanchett, nel ruolo di Katharine Hepburn, costituisce un sicuro punto di forza del film, rendendo credibile un personaggio, icona di un’epoca, divenuto leggenda.  Un film, impeccabile sotto il profilo stilistico (si avvale di ben studiati effetti speciali e di colore, ma che però “paga” la discontinuità della sceneggiatura, il cui mancato equilibrio, neanche la maestria, di un regista esperto come Scorsese riesce a colmare. Le memorabili sequenze, il grande spettacolo, con cui sono girate alcune scene e in cui si riconosce la mano del grande cineasta fanno, pertanto, di questa pellicola, sicuramente un film imponente quanto a spettacolarità, ma non un capolavoro.