“Festival e pandemia”

La pandemia è stata molto presente nei film in concorso all’ 8FFF

(di marino demata)

A mano a mano che siamo andati avanti con la preparazione di questo Festival è cresciuta dentro di noi la consapevolezza che l’evento di quest’anno non potesse essere simile ai sette precedenti. Non era possibile che lo fosse. Perché la pandemia ha spaccato il tempo, il tempo di tutti noi, in due parti. Tutto è cambiato e nulla più potrà essere come prima.

Gli effetti collaterali

Molte, troppe persone si sono incattivite. Si ha l’impressione che fenomeni che esistevano anche prima si siano moltiplicati. Mi riferisco ad esempio alla violenza sulle donne, al sessismo, al bullismo, al permanere della mancanza di uguali diritti e uguali libertà per molte categorie di persone, alla dissoluzione di molte famiglie che, nella convivenza forzata, si sono accorte di non stare bene insieme, al crescere della fuga dei giovani. In che misura tutto questo sta accadendo sotto i nostri occhi noi non lo sappiamo. Le statistiche non ci aiutano per nulla: sono state impegnate per due anni misurare l’incidenza del Covid. Noi invece vorremmo sapere di più dei suoi -chiamiamoli così – effetti collaterali.

La serata con
Federico Micali

I sogni al tempo del Covid

Per il momento l’unica cosa che abbiamo potuto fare è dedicare il Festival a questi problemi. I film che abbiamo visto sono stati realizzati, per la maggior parte, durante o dopo il Covid e sono delle finestre aperte sulla realtà. Essi ci hanno lasciati pieni di interrogativi ai quali speriamo un giorno di poter dare qualche risposta. Un nostro evento speciale ci ha parlato, su un piano scientifico, dei sogni al tempo del Covid. Lo psicologo Gianluca Ficca ha discusso su “Dormire e sognare tra le onde: come la pandemia ha trasformato la nostra vita onirica”, che è, tra l’altro un’anteprima del saggio “sogno e stati di coscienza in David Lynch”.

Il caso di “Contagion”

Intanto ci rendiamo conto che anche i contenuti del cinema sono cambiati. E’ come se fosse finito all’improvviso un genere cinematografico, quello della distopia: i film catastrofici che immaginano un futuro terribile. Con la pandemia il futuro è diventato presente, l’immaginazione è diventata reatà. Questo conferma che la realtà, alla fine, contrariamente a quello che si crede, è sempre un passo avanti rispetto all’immaginazione. Steven Soderberg ha girato 10 anni fa Contagion e, servendosi anche di una equipe di scienziati, ha portato sullo schermo la pandemia. La realtà, dieci anni dopo ha “girato “ lo stesso film, negli stessi luoghi. Anche nel film tutto nasce in Oriente, in quel caso ad Hong Kong e poi viene esportato in occidente a partire da una donna americana di affari presente nella città orientale.

I film: non più il futuro, ma il presente

Dunque una storia immaginaria che diventa realtà. Già tanti film di fantascienza del passato non sono più tali, ma sono scienza, o realtà.
Così, questo nostro Festival ci ha parlato molto poco di un possibile futuro, ma ci ha presentato il presente col suo carico di problemi, che noi per ora possiamo osservare e capire. Ma non ancora risolvere. Abbiamo tutti il diritto di saperne di più, di conoscere i tanti effetti collaterali del male che ha colpito le nostre vite e le nostre coscienze. I 45 film finalisti sono stati le 45 finestre attraverso le quali abbiamo “visto” la pandemia e soprattutto i suoi effetti collaterali più che mai presenti.