“Sulla cresta dell’onda” (seconda parte). Il nuovo racconto di Giulio Natali.

I sogni di un giornalaio

Una questione di soldi

Ma chi li aveva quei soldi? E come pagare poi un buco a Long Beach in cui vivere? Due parole di inglese, poi, doveva pur spiccicarle e anche questo era un bel problema. Il lavoro da edicolante, per le discrete vendite di quotidiani e periodici, aiutava a una decorosa sopravvivenza nelle Marche, ma non poteva portare ad altro.
La madre era casalinga, si arrangiava facendo la domestica in un paio di abitazioni e usufruiva della pensione di reversibilità del padre, mancato un paio di anni prima. Non andava da nessuna parte, fisicamente e metaforicamente. Per fortuna – si disse – che aveva lasciato Andreina, che voleva andare in discoteca tutti i fine settimana e far pagare lui.

Il possibile aiuto di Donato

Al Bar Capriccio tutti sapevano del suo desiderio e un giorno Manola gli suggerì di parlarne con Donato, che come sempre sarebbe passato in mattinata per un caffè; l’uomo, allampanato e sulla cinquantina, con capelli nero pece ed evidente ricrescita bianca di qualche centimetro, lavorava all’anagrafe ma in paese aveva la fama di essere ammanicato con chi poteva orientare le concessioni di Sali e Tabacchi.
“Non te pozzo iutà, ce sta gghià la fila pe sta concessiò” – la risposta di Donato gelò Matteo. “Sindimo, però, se ecco lu barre putimo tutti inzieme fa na colletta”.

Le offerte per il suo futuro

L’idea di coinvolgere tutti gli avventori del Capriccio arrivò quasi a commuovere Matteo; meno esaltata Manola che dal giorno dopo, per i due anni successivi, si vedeva lasciare spicci per il surfista da conservare in un salvadanaio di plexiglas in bella vista sopra il balcone. Questo compito doveva sorbirselo proprio lei, che non aveva ricevuto cento lire di mancia in tanti anni da quei bifolchi.
Dopo qualche mese, le offerte raccolte iniziavano ad essere consistenti, ma erano ben lontane da realizzare la felicità di Matteo.

I suggerimenti del clero

Una mattina, davanti a due tazze di caffè, don Paolo lo prese sotto braccio. I due si misero a confabulare in un’area appartata del bar, tra il tavolo da biliardo e il calciobalilla.
“Non te duvrio dì cosa, che lu so saputo in confissiò e non me ce vojo immischià, ma forse ce sta un modo pe tirà su du lire in più co l’edicola”- il prete si agitava come se avesse trovato vita su Marte.
“Te ricordi de l’edicola de Treppalle?”- continuò – “Quella ch’ha chiuso, jo a Pian di Pieca. Fatte dì da lu Viru, issu sa tutto.”

Treppalle

Quel pomeriggio piovigginava pure, quindi Matteo non ebbe neppure la tentazione di preferire l’equilibrio sul windsurf a un maraschino con Paccazocco. La chiacchierata fu rivelatrice. Treppalle oltre i giornali vendeva altro. Servizi. Faceva infatti da fermo posta per coloro che glielo richiedevano. E coloro che glielo richiedevano avevano lo stesso vizio: scambiarsi video fatti in casa in cui scopavano. Se la polizia avesse tracciato un identikit di questi soggetti avrebbe fatto un buco nell’acqua: in mezzo c’era di tutto, signori e signore, pensionati, professionisti affermati e giovani disoccupati. Un giro parallelo, amatoriale e clandestino, che per alimentarsi aveva bisogno dell’uomo e del luogo di fiducia. E ora, complice l’ictus di Treppalle, uomo e luogo non c’erano più e serviva un rimpiazzo, con urgenza.

Una nuova clientela

Matteo pensò che non gli avrebbe fatto piacere mostrare ad altri lui e Andreina amoreggiare in camera di letto, ma prese tempo.
Il windsurf lo aiutava a essere meno impulsivo, così, dopo un paio di pomeriggi in compagnia delle solite, improbabili, onde, prese la decisione. E, in breve, ampliò la clientela. Si fece una cultura di genere: al ragioniere la cassetta andava messa dentro il Corriere della Sera, all’operaio andava fatta una breve recensione del contenuto prima di consegnare il prodotto. Cominciò ad essere esperto dei gusti dei consumatori-attori. E a fare da tramite dei suggerimenti che uno di quelli voleva dare a un altro con gli stessi interessi, restando però nell’ombra.

I clienti particolari

Divenuto a breve un riferimento provinciale in questa attività parallela, cominciò anche a smistare comunicazione scritte che i clienti particolari decidevano di scambiarsi; contenevano codici criptati e mappe del tesoro per i loro incontri nascosti. Tutto questo dietro una buona percentuale, che gli permise, insieme alle donazioni del bar, di mettere da parte nei due anni seguenti un gruzzolo aggiuntivo sufficiente almeno per tentare una vita in California. Aveva ormai organizzato diversamente la sua giornata tipo: i giornali si vendevano sempre meno con l’avvento di Internet e dell’editoria digitale spesso gratuita, così l’edicola rimaneva sempre chiusa nel pomeriggio. Lui era a inzaccherarsi con la sabbia dell’Adriatico o a fare da pony express per quei clienti particolari.

Natalina da Montevideo

Tutti quelli che giocano d’azzardo sanno però che si può festeggiare solo se con i soldi vinti alla roulette uno è fuori dal casinò. Prima di allora, c’è sempre un altro giro che può cambiare tutto. Questo fu il giro che diresse Matteo e i suoi soldi su un aereo che non andò negli Stati Uniti ma in Uruguay. All’improvviso morì zia Natalina, la sorella maggiore della madre. Si era trasferita da tempo a Montevideo, dopo che andò a trovare parenti e si innamorò di un avvocato locale. Da allora la zia e la mamma si vedevano ogni paio d’anni, quando Natalina tornava nelle Marche per le feste. Questa sarebbe stata l’ultima volta in Italia, quella definitiva.
Matteo e la madre dovettero in fretta e furia sbrigare le pratiche amministrative per il rimpatrio della salma e, prese informazioni, si sobbarcarono ventotto ore di volo per andare e tornare, con il corpo orizzontale di Natalina, da Montevideo.

California: scelta suicida?

Prima di partire per l’Uruguay, dritto sul windsurf, Matteo convenne che la vita stava comunque cambiando. Cercò di mentire a se stesso dicendosi che andare in California sarebbe stata comunque una scelta suicida perché non sarebbe sopravvissuto senza la gabbia di piccole certezze quotidiane che si era costruito. Sarebbe stato tutto troppo grande, troppo assurdo. Tuttavia, pensò anche che questa era stata la prima volta che si era scoperto ambizioso: magari la strada poteva anche non svoltare, ma sarebbe stato bello andare a vedere cosa c’era giù in fondo, dopo l’incrocio. Ora invece era chiaro che non c’era alcun incrocio in vista, solo la prevedibile piattezza del rettilineo. L’acqua che lo schiaffeggiava in faccia in mare aperto lo aiutava a capire anche che, come iniziavano a dire le televisioni, per i giornali il futuro sarebbe stato solo di lacrime e sangue.

Inevitabile decadenza dell’edicola

Seppellita la zia pochi metri lontano da suo padre, Matteo continuò per qualche anno a gestire l’edicola, ma certe mattine la Panda ormai decotta non si vedeva. Cataste di carta invenduta e non resa per errore occupavano sempre più spazio nel negozio così da rendere impossibile l’ingresso a due persone contemporaneamente.
Ormai l’attività principale era diventata l’altra, più compatibile con la sua indole anarchica: qualcuno lo aveva messo in contatto con i professionisti del settore pornografico che lo pagavano per trovare ambienti nei quali girare indisturbati i loro capolavori.

Matteo e la sua telecamera

Una volta la ruzzola del marito di Manola non prese l’effetto desiderato e anziché seguire la curva della strada finì in un greppo. Quando l’uomo andò per recuperarla, vide Matteo con telecamera in mano che immortalava due corpi che si aggrovigliavano dietro i cespugli. Al paese la cosa deflagrò.
Ma a Matteo andava bene così. Nessuno gli chiedeva di svegliarsi prima dell’alba, né di fare la spunta ai giornali. La nuova vita non era la California, ma, visto che non aveva potuto raggiungere il suo sogno, tra gli incubi questo era il meno peggio.

Dall’edicola a youporn

Finì che trascorso ancora qualche anno, mollò l’edicola, ridotta senza manutenzione ad un ammasso di lamiere arrugginite. Quando la baracca fu abbattuta, una gran quantità di topi sbucò dalle fondamenta e si diresse per strada. Manola fece appena in tempo a chiudere la porta del bar e maledisse quell’individuo che in quindici anni non aveva mai avuto tempo di comprarsi un pantalone come dio comanda né di passare una botta di scopa al locale.
Di lui in paese si persero le tracce e al tribunale del Capriccio Donato emise il consueto verdetto di condanna ma non confidò a nessuno che a volte lo invidiava, e anche parecchio.
Passò ancora del tempo e lu Viru sostenne di averlo visto su Youporn con un cellulare in mano.