Il festival delle Sceneggiature è di scena il 31 Ottobre. Incontro con alcuni giurati.

Quattro giurati parlano della loro esperienza di giudici di oltre 100 sceneggiature ciascuno

Un lavoro “su carta” con diversa strutturazione quello destinato a diventare un’opera cinematografica.  Che sia essa un’esposizione tratta dalla fantasia personale o ispirata a fatti realmente accaduti, per realizzare una sceneggiatura degna di questo nome bisogna conoscere le tecniche della scrittura scenica, essere in grado di creare un soggetto, di dare ritmo e progressione alla storia attraverso le sequenze e giungere così al prodotto finale.

Il primo passo nella realizzazione di un film

A volte, è vero, il tutto viene tratto da un romanzo, ma anche in quel caso il testo viene riorganizzato completamente per essere adattato ai meccanismi e ai tempi previsti dalle riprese. L’autore di un racconto destinato a essere editato si rivolge a un lettore e non a uno spettatore, quindi è compito dello sceneggiatore vedere il libro con altri occhi e, attraverso il giusto linguaggio, trarne  i dialoghi migliori, descrivere azioni e ambienti. Comunque sia, la sceneggiatura è il primo passo nella realizzazione di un film e deve contenere, oltre a un attraente filo narrativo,  gli elementi fondamentali, quelli che indurranno poi il regista a prenderla in considerazione: se non c’è una buona base, nessuno la sceglierà.

La scelta

Ma come si fa a stabilire se una sceneggiatura è più o meno (o per niente) adatta a diventare un’opera cinematografica? Noi dell’8° Firenze FilmCorti Festival abbiamo affidato la valutazione delle opere giunte in concorso a una giuria internazionale di esperti, che stanno, nel caso specifico, ancora lavorando, svolgendo il delicatissimo compito della scelta. E anche questa settimana quattro di loro risponderanno alle domande, alle curiosità di appassionati di cinema affezionati al nostro festival.

Gli intervistatori

Essendo la sceneggiatura un’opera “su carta” a intervistare i nostri giudici sono oggi due amici che con la “penna” hanno il migliore rapporto: Claudio Aita, scrittore di thriller di ambientazione storica ma anche contemporanea, nonché studioso di storia medievale e di storia delle religioni, e Giorgio Saggiani, poeta, scrittore e docente di letteratura presso istituti superiori.

Le loro domande

Claudio Aita: «La sceneggiatura di un film, come quella di un cortometraggio, è composta soprattutto da dialoghi e da indicazioni sulle azioni e sugli ambienti nei quali le stesse si svolgono. Si tratta, quindi, di un testo con una forte connotazione “tecnica” che verrà eventualmente rielaborato dal regista, dagli attori, e da chi contribuisce alla messa in scena e realizzazione del filmato. Anche i dialoghi stessi sono funzionali al procedere della trama. Si può parlare della sceneggiatura come di un genere capace di un suo valore letterario come per i testi teatrali che sono il genere più affine? Ha un senso renderle fruibili a un pubblico più ampio anche sotto forma di libro?»E la domanda di Giorgio Saggiani: «Può capitare che un romanzo sia scritto in modo tale da ritenere la sceneggiatura come cosa già fatta e sia quindi giocoforza trasformarlo in film?»

La prima risposta dalla Polonia con Tomek P Chenczke, autore, regista e produttore.

«Claudio, per definizione una sceneggiatura è una forma d’arte dipendente. Come uno spartito musicale può essere mostrato, distribuito, apprezzato ma, senza che gli interpreti sviluppino il suo pieno potenziale, rimane in qualche modo ermetico per un pubblico più ampio. Giorgio, molti romanzi sono stati portati con successo al cinema. Ma parecchi hanno anche fallito. Questo significa che il passaggio stesso, ovvero la sceneggiatura, richiede un’abilità letteraria diversa da quella richiesta a un romanziere».

La seconda dal turco Hakan Ünal, scrittore, regista e consulente di sceneggiatura.

«Vedi Claudio, la sceneggiatura era generalmente considerata un ibrido genetico intermedio che occasionalmente aspirava allo status letterario ma non poteva davvero rivendicare l’autonomia artistica della vera letteratura come un romanzo o una poesia. In effetti è praticamente impossibile trovare sceneggiature nelle librerie e ha perfettamente senso renderle accessibili a un pubblico più ampio anche sotto forma di libro poiché per loro non esiste un mercato forte e diffuso. No, Giorgio, non credo possa succedere che un romanzo sia scritto in questo modo. I romanzi e le sceneggiature sono generi così diversi che può sembrare innaturale unirli. Dopo l’adattamento, condivideranno soltanto una storia, l’ambientazione e i personaggi. Un romanzo è una forma d’arte completata mentre la sceneggiatura è un documento fluido e in continua evoluzione.

Annabella Dal Canto, aiuto regia  e scenotecnico per il cinema

«Un tempo, Claudio, la sceneggiatura era vista come libro non proprio fruibile da tutti, ma la concezione che abbiamo in Italia è comunque diversa da Hollywood. Lì ci sono dei negozi dove le sceneggiature sono fruibili e acquistabili da chiunque. Alcuni casi funzionano però come la  Rowling con “Harry Potter e la maledizione dell’erede” e questo significa che il settore dell’intrattenimento sta aumentando. Sarebbe quindi interessante trovare le sceneggiature in libreria. Giorgio, quello che tu dici in realtà capita raramente. La sceneggiatura è anche, e prima di tutto, un elenco».

Antonia del Sambro, laureata in Storia e critica del Cinema, blogger

«Claudio, la sceneggiatura è da considerarsi indubbiamente un genere letterario, tanto che io, personalmente, sono attentissima a giudicare anche la forma, il linguaggio e lo stile in cui la stessa viene scritta, in particolar modo proprio la costruzione dei dialoghi, banco di prova assoluto per ogni sceneggiatore che si rispetti.
«Claudio, la sceneggiatura è da considerarsi indubbiamente un genere letterario, tanto che io, personalmente, sono attentissima a giudicare anche la forma, il linguaggio e lo stile in cui la stessa viene scritta, in particolar modo proprio la costruzione dei dialoghi, banco di prova assoluto per ogni sceneggiatore che si rispetti.