Il virus sognato di Gianluca Ficca*

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Contagio e incubo collettivo

(Nel corso delle giornate dell’8° Firenze FilmCorti Festival abbiamo avuto la gradita presenza dell’amico prof. Gianluca Ficca e non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di chiedergli una breve relazione su un tema che sapevamo aver approfondito molto negl ultimi mesi: l’influenza del lockdown sui sogni. Nel pur breve tempo a disposizione, Gianluca è stato così chiaro ed ha aperto tali interessi e interrogativi, che gli abbiamo chiesto un articolo che andasse in qualche modo ad integrare quanto ci aveva esposto e spiegato. Con immenso piacere quindi pubblichiamo questo suo lavoro, che non mancherà di interessare tutti noi.)

Il sogno palestra per la realtà

Harry Barris

Era il lontano 1931 quando Harry Barris, popolare cantautore newyorkese, noto per avere inventato il cantato “scat”, scriveva la sua canzone – poi diventata standard e rivisitata da moltissimi artisti tra cui i Velvet Underground – “Wrap your troubles in dreams (and dream your troubles away)”, che in italiano potremmo tradurre con “Impacchetta i tuoi problemi nei sogni (e sogna via i tuoi problemi)”. Come spesso accade, anche in quel caso è un artista a intuire e a decifrare poeticamente una verità dei fenomeni naturali su cui il sapere scientifico riuscirà solo molti anni più tardi a dare delle formulazioni precise e soddisfacenti: attraverso il sogno, l’uomo si interroga sulle principali questioni della veglia e vi cerca una parziale o totale risoluzione.

L’interpretazione dei sogni di Freud

Dal 1900, anno di prima pubblicazione di “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, e per tutta la prima metà del XX secolo, la prospettiva teorica dominante sui processi onirici fu quella psicoanalitica. Essa aveva  a sua volta  ribaltato totalmente la visione tradizionale del sogno (ancora molto presente, peraltro, in culture differenti da quelle del mondo occidentale). Per essa il sogno  veniva considerato come di un qualcosa ricevuto da una dimensione ultraterrena, ad esempio le rivelazioni/comunicazioni donate ad un uomo da una divinità.  La psicoanalisi proponeva, per la prima volta, invece, che l’attività onirica fosse un prodotto “endogeno” della mente dell’individuo.

L’emergere di materiale inconscio e censurato

Freud nel 1905

Tuttavia questo prodotto è descritto dalla psicoanalisi essenzialmente come il risultato dell’emergenza di materiale inconscio, censurato e rimosso in veglia, nell’esperienza del dormitore. Questo materiale viene trasformato, attraverso meccanismi psichici di condensazione, spostamento, dislocazione spazio-temporali eccetera (così importanti per l’arte cinematografica, la cui peculiare narrativa è fondata sulla possibilità di replicare questi meccanismi) in un contenuto manifesto. Da esso sarà possibile risalire al contenuto latente originario solo attraverso un processo di decifrazione guidato dall’analista nel percorso psicoanalitico.

Il sonno non spegne il cervello

A partire dagli anni ’50, sull’abbrivio di importantissime scoperte delle neuroscienze (psicologia e neurologia, in particolare) nuovi modelli intervennero a rendere più complesso, articolato e intrigante tale scenario: si tratta dei modelli cognitivi, appunto, che si soffermano sui processi mentali compiuti durante il sonno. Che il cervello non si “spenga” mai, neanche nel corso del sonno, e continui ad effettuare complicate e sorprendenti operazioni, è evidenza oramai largamente riconosciuta. Meno nota, e ancora foriera di un gran numero di punti di domanda, è la questione dei rapporti tra sogno e apprendimento. L’attività onirica potrebbe infatti rappresentare un’espressione del consolidamento, del “riprocessamento” e della trasformazione del materiale appreso durante la veglia, che attraverso queste operazioni mentali non soltanto diviene più resistente all’oblio, ma anche, adattivamente, idoneo al miglior suo uso futuro.

Il sogno è influenzato da ciò che ci accade

Non deve sorprendere, quindi, che le caratteristiche del sogno siano sostanzialmente influenzate da ciò che ci accade (e quindi che impariamo e/o ricordiamo) durante il giorno. Nè che la dimensione di tale effetto dipende in parte dalla “salienza” di questi eventi, ovvero da quanto essi ci appaiono significativi, importanti, centrali alla nostra esistenza. D’altra parte, lo stesso Freud non aveva trascurato questo legame tra veglia precedente e sogno parlando di “residui diurni”. In questo “materiale saliente” sono ovviamente incluse le esperienze traumatiche e le situazioni di pericolo; in altri termini, ciò che ha minacciato e magari danneggiato la nostra incolumità/vita in passato, e ciò che potrebbe farlo in futuro.

La causa degli incubi

A dimostrazione di questo, sul versante della elaborazione dei traumi passati, le ricerche cliniche hanno mostrato come nei soggetti affetti da severi sintomi psicologici dopo un evento traumatico acuto (Disturbo Post-Traumatico da Stress) sia praticamente la regola la presenza di incubi, oltre che di flashback in veglia, che riproducono con grande verosimiglianza il trauma che ha generato li disturbo. Sull’altro versante (la “preparazione al futuro”), ricerche cognitiviste molto eleganti hanno indotto il neuroscienziato finlandese Anti Revonssuo a proporre una “teoria della simulazione della minaccia” (“Threat simulation theory”). In base ad essa,  la scena onirica rappresenta un vero e proprio teatro fantasmatico nel quale esercitarsi ad affrontare delle situazioni di potenziale pericolo.

Il sogno simula risposte alle minacce reali

Per Anti Revonssuo, la scena onirica rappresenta un vero e proprio teatro fantasmatico nel quale esercitarsi ad affrontare delle situazioni di potenziale pericolo. Egli sostiene che il sistema di produzione dei sogni crea un contenuto onirico che simula le risposte alle minacce come un meccanismo per individuare le situazioni più cruciali per la sopravvivenza fisica e il successo riproduttivo. Infine, i fenomeni di rielaborazione delle tracce di memoria durante il sonno, che negli ultimi anni sono emersi come un processo mentale importantissimo (alla cui comprensione anche il nostro gruppo di ricerca ha contribuito nell’ultimo decennio), fanno sì che gli individui, quando dormono, riescano a fornire risposte a domande complesse e a trovare soluzioni molto più efficacemente di quando sono svegli.

Creatività del nostro cervello

a person sitting on wooden planks across the lake scenery
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L’aneddotica su questa capacità affascinante è pressoché infinita: dalla formulazione della tavola periodica degli elementi di Mendeleev, passando per l’identificazione della struttura ciclica del benzene, sino ai racconti di musicisti che riportano di avere sognato intere linee melodiche prima del risveglio. Tutti questi fenomeni dimostrano quanto straordinariamente creativo possa essere il nostro cervello quando dormiamo. Le qualità del sogno sono un epifenomeno interessantissimo di tali vicende.

L’impatto della pandemia COVID-19 e del lockdown totale sulla vita onirica

Per quanto abbiamo appena detto, il nostro gruppo di ricerca su sonno e sogno presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università della Campania ha subito immaginato che un momento di emergenza assoluta come quello della pandemia, così drammatico e del tutto inconsueto per chiunque, finisse inevitabilmente per avere un forte impatto su quel terzo così importante della nostra vita che trascorriamo in sonno.
Ad aprile 2020, nel cuore del lockdown totale, l’unica possibilità di cui disponevamo per verificare tale ipotesi era raggiungere le persone presso le loro abitazioni con dei questionari online.

Esplorare le nuove caratteristiche del sonno e del sogno

Festival e pandemia

Per questo, in collaborazione con altri ricercatori di Firenze, Padova e Liegi interessati alla stessa domanda , abbiamo molto velocemente allestito una batteria di strumenti che esplorassero a fondo le caratteristiche del sonno e del sogno. Incluso un questionario standardizzato sulla qualità del sonno e e una serie di domande sulle caratteristiche dei sogni e sui loro possibili cambiamenti rispetto al mese precedente il blocco. La disponibilità a offrire un contributo alla scienza per la comprensione di un fenomeno sentito come rilevante deve essersi sommata, forse, al desiderio di parlare con qualcuno delle proprie condizioni psicologiche. Fatto sta che al termine del lockdown eravamo riusciti a ottenere risposte, tra Italia e Belgio, da ben 2272 persone; e, soltanto in Italia, avevamo raggiunto 1.622 partecipanti, di cui 1171 donne e 351 uomini, di età compresa tra i 20 e i 50 anni.

I cambiamenti nelle caratteristiche del sogno

Quando siamo andati ad analizzare i dati, abbiamo avuto una prima conferma alla nostra ipotesi osservando l’elevata proporzione di soggetti che riportavano cambiamenti nelle caratteristiche quantitative e qualitative del sogno nel corso dei due lockdown. Circa la metà del campione mostrava significative variazioni non soltanto nella frequenza dei sogni, ma anche nella loro lunghezza, vividezza e valenza emotiva: tutte e quattro le variabili erano più spesso aumentate che diminuite, rispetto al periodo precedente il lockdown. Ma perché le persone ricordano di più i sogni in una situazione come quella pandemica, e perché i resoconti dei sogni si fanno più lunghi, ricchi di particolari, a tinte accese?

E’ cambiato il sogno o/e il suo resoconto?

Si tratta di una domanda a cui non possiamo ancora fornire una risposta precisa e che chiama in causa una serie di intricati fattori psicologici e fisiologici che non ci sarebbe lo spazio per affrontare qui. Vale la pena però, en passant, di sottolineare come il sogno originale sia per il momento un’esperienza privata, accessibile nella sua forma originaria soltanto al sognatore stesso, e che il suo racconto può forse approssimare ma mai restituire del tutto. Dunque per il ricercatore la questione che al momento è impossibile dirimere è quanto l’evento in esame (in questo caso la pandemia COVID-19) modifichi il sogno in sé e quanto ne cambi invece il resoconto.

L’“emotional down-toning”

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Il secondo elemento degno di nota è stato per noi l’aumento nei sogni delle emozioni negative: nonostante da tempo si sappia che rispetto alla veglia già normalmente i sogni hanno una valenza emotiva peggiore, questo fenomeno, chiamato in inglese “emotional down-toning”, ha assunto una proporzione davvero marcata durante la fase acuta dell’epidemia. In altri termini, quanto più il virus ci rendeva tristi, preoccupati e spaventati durante il giorno, tanto più lo eravamo durante il sogno.

Hanno sofferto più le donne

A soffrire di questo down-toning sono state, per qualche ragione, più le donne degli uomini, e di questo interessante dato dovremo cercare di approfondire cause e meccanismi alla base. Un’ultima osservazione che merita di essere riportata è l’elevata frequenza di sogni nei quali comparivano riferimenti diretti alla pandemia: ben un quarto dei soggetti ha raccontato di avere sogni legati al Covid-19 e il 70% di questi ha riferito di affrontare, in questi sogni, situazioni problematiche simili a quelle della loro vita quotidiana.

Un nuovo test

Ancora poche parole vorrei dedicarle a una seconda fase del nostro studio: si è trattato di un follow up che abbiamo effettuato a novembre 2020, nel periodo del blocco parziale. Abbiamo infatti ricontattato le stesse persone che avevano risposto ad aprile, e tra questi 214 partecipanti hanno accettato di compilare nuovamente gli stessi questionari proposti nella prima occasione. Ci hanno fornito informazioni anche sulle caratteristiche della loro vita onirica durante la precedente estate, allorché le restrizioni erano state quasi del tutto abolite, l’emergenza virale pareva essersi nettamente ridotta e lo stile di vita era dunque ritornato piuttosto simile a quello di prima della pandemia.

Risultati difformi dalla prima “ondata”

Le variazioni dei sogni che avevamo individuato nella prima “ondata” erano di nuovo presenti in una percentuale elevata di soggetti (il 40% per la frequenza dei sogni e il 30% per la loro lunghezza e vividezza), ma minore rispetto alla prima indagine. Da un lato, questo potrebbe essere spiegato con il minore impatto del secondo lockdown, solo parziale, in cui meno rigide erano le restrizioni e pertanto minori erano gli stravolgimenti apportati allo stile di vita generale. Tuttavia questa spiegazione ci convince solo fino ad un certo punto, dal momento che, interrogati sulle loro condizioni psicofisiche generali, le persone riportavano livelli di stress, preoccupazione, ansia e depressione addirittura maggiori.

Possibile adattamento alla pandemia

Non dimentichiamo che a distanza di qualche mese dalla prima onda pandemica, un numero maggiore di soggetti era stato direttamente coinvolto (avendo sperimentato la malattia in prima persona o magari la morte/malattia di una persona cara)
Dunque quello che ipotizziamo è che si sia determinato una sorta di adattamento alla pandemia, che da evento minaccioso e non familiare si era trasformato in evento ancora minaccioso e preoccupante (forse anche di più) ma conosciuto e rispetto al quale si iniziava a sentirsi meno impotenti. 

Sintesi finale

Per sintetizzare quanto esposto sinora in una breve affermazione conclusiva, potremmo dire che, quando investiti da una tragedia planetaria, gli esseri umani tendono a produrre più sogni, e che questi sono in linea di massima più tristi, preoccupati, angoscianti. Col tempo, esposti in una modalità più cronica e meno acuta alla fonte di pericolo, questa modalità di sognare persiste un po’ ridotta, forse giacché, con il tempo, quei sogni vividi e angoscianti ci hanno già permesso di capire, elaborare e imparare quanto ci occorreva.

*Gianluca Ficca
Psichiatra, Psicoterapeuta
Professore Ordinario di Psicologia Generale, Direttore del Laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e dei Sogni presso  il Dipartimento di Psicologia, Università della Campania “L. Vanvitelli”

Per approfondire:

Cellini N., Conte F., De Rosa O.,  Giganti F., Malloggi S., Reyt M., Guillemin C., Schmidt C., Muto V., Ficca G. Changes in sleep timing and subjective sleep quality during the COVID-19 lockdown in Italy and Belgium: age, gender and working status as modulating factors. Sleep Medicine, 2021, 77(1): 112-119, https://doi.org/10.1016/j.sleep.2020.11.027.

Conte F., Rescott M.L., De Rosa O., Cellini N., Coppola A., Cerasuolo M., Malloggi S., Giganti F., Ficca G. Changes in dream features across the first and second wave of the Covid-19 pandemic, Journal of Sleep Research, 2021, e13425. https://doi.org/10.1111/jsr.13425.

Conte F., Ficca G. Caveats on psychological models of sleep and memory: a compass in an overgrown scenario. Sleep Medicine Review, 2013, 17:105-21.

Freud S., L’interpretazione dei sogni. 1899, Ed. Baldini,Castoldi Dalai Ed. 2010.

Valli K., Revonsuo A. The Threat Simulation Theory in light of recent empirical evidence: a review.  American Journal of Psychology, 2009, 122: 17-38.